Con Dolomiti Mountain School dieci anni di idee e progetti per il futuro della montagna
Si è conclusa la due giorni di incontri organizzata nell’ambito della decima edizione della Dolomiti Mountain School, un appuntamento che ha permesso di fare il punto su dieci anni di attività e, soprattutto, di guardare alle nuove sfide che attendono le terre alte.
Dopo la prima giornata dedicata a spopolamento, servizi, turismo, demografia e possibilità di riabitare le aree interne, ieri mattina alla Ciasa dai Fornés di Forni di Sopra, il confronto si è concentrato sul bilancio del percorso della scuola e sulle sue prospettive future.
Alla mattinata ha partecipato anche l’assessore regionale Stefano Zannier, che ha evidenziato il valore della Dolomiti Mountain School come percorso di formazione e luogo di confronto aperto a visioni diverse sulla montagna. Difficile prevedere quale sarà il futuro delle terre alte, ha osservato, così come cinquant’anni fa sarebbe stato difficile immaginare i cambiamenti che hanno portato alla situazione attuale. Un punto fermo, però, c’è: mettere al centro le comunità che vivono in montagna. Diverse realtà, anche piccole, del Friuli Venezia Giulia stanno già sperimentando soluzioni e progetti che potrebbero diventare esperienze replicabili in altri territori.
Sono intervenuti Francesco Marangon, docente di Economia dello sviluppo sostenibile all’Università di Udine, Ugo Morelli, docente di Scienze cognitive, Marco Albino Ferrari, giornalista e scrittore, e Mariagrazia Santoro, architetto ed ex presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO. La mattinata, aperta anche al confronto attraverso una tavola rotonda, si è conclusa con Gian Paolo Carbonetto giornalista, studioso delle culture della montagna e coordinatore della Dolomiti Mountain School.

Nel pomeriggio appuntamento a Socchieve, al Centro Culturale Casa del Paesaggio, con l’inaugurazione della mostra fotografica di Ulderica Da Pozzo, “Sconfinare, germogliare. Viaggio tra memoria e presente nelle giovani famiglie di Carnia”, presentata dall’antropologo Gian Paolo Gri. Molto numeroso il pubblico, a conferma dell’interesse per il lavoro di Da Pozzo e per il suo stile, da sempre apprezzato per la capacità di raccontare con sensibilità e immediatezza le persone, i luoghi e la vita delle comunità montane.
A tracciare il bilancio conclusivo è Carbonetto: “Chiudiamo questa due giorni con entusiasmo per la qualità dei contenuti emersi e con la consapevolezza che, dopo dieci anni, la Dolomiti Mountain School è ancora capace di trasmettere informazioni, offrire chiavi di lettura e proporre riflessioni interessanti e stimolanti. È da qui che vogliamo continuare a partire per costruire i prossimi passi della scuola”.
