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Tre trapianti cardiaci in 24 ore: tecnologia e organizzazione nel modello Udine

Tre trapianti di cuore eseguiti in sole 24 ore e cinque interventi portati a termine in appena quindici giorni. I numeri registrati nell’agosto 2026 dal Centro trapiantologico dell’Asufc di Udine raccontano una svolta che va oltre il semplice dato numerico, evidenziando l’impatto delle nuove tecnologie di preservazione degli organi sulla gestione dell’attività cardiochirurgica.
Per decenni il tempo ha rappresentato il vincolo principale per la trapiantologia cardiaca. La conservazione tradizionale in ipotermia impone tempi di ischemia ridotti e una complessa sincronizzazione tra il prelievo, il trasporto e l’intervento sul ricevente. L’introduzione di metodiche avanzate ha tuttavia modificato questo approccio, offrendo una maggiore flessibilità operativa. Tra le innovazioni adottate figura il trapianto cardiaco a cuore battente, introdotto a Udine a livello europeo nel maggio 2024: una tecnica che punta a preservare la funzione dell’organo tramite perfusione continua anziché proteggerlo dallo stato di fermo, risultando determinante per i cuori più vulnerabili.
A questo sviluppo si affianca il consolidamento dei programmi DCD (Donation after Circulatory Death), ovvero la donazione a seguito di accertamento di morte cardiaca. La procedura permette di ampliare la platea dei potenziali donatori per rispondere alla carenza di organi, pur richiedendo una logistica complessa, tempi di reazione coordinati e strumentazioni capaci di valutare e recuperare l’organo prima dell’impianto.
Il personale medico, tecnico e infermieristico della SOC Clinica di Cardiochirurgia e Trapianto di Cuore

L’integrazione di queste tecnologie consente di dilatare la finestra temporale di conservazione e di programmare il lavoro delle équipe medico-infermieristiche, dei perfusionisti e delle sale operatorie con maggiore elasticità. In presenza di più donazioni contemporanee, il modello organizzativo sviluppato a Udine permette così di attivare più percorsi in parallelo e svincolare il momento del prelievo da quello dell’impianto, evitando la perdita di organi utili.

«L’obiettivo non è fare più trapianti nello stesso momento per stabilire un record, ma fare in modo che la contemporaneità delle donazioni non costituisca più un limite alla possibilità di utilizzare gli organi disponibili», ha spiegato Igor Vendramin, direttore del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare. «La frontiera del trapianto cardiaco non passa soltanto attraverso dispositivi sempre più sofisticati, ma dalla capacità di integrare quelle tecnologie in un sistema nuovo, nel quale preservazione d’organo, logistica, équipe multidisciplinari e organizzazione delle sale operatorie siano pensate come componenti di un unico percorso. Il risultato finale si misura nel numero di organi che si riesce a non perdere e, soprattutto, nel numero di pazienti in lista d’attesa ai quali può essere offerta una nuova possibilità di vita».

Sull’esito delle procedure è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi: «I tre trapianti cardiaci realizzati in 24 ore a Udine rappresentano un risultato straordinario, che va oltre il singolo Centro e testimonia il valore dell’intera rete trapiantologica della Regione FVG. L’esperienza maturata dimostra come innovazione tecnologica, competenze e nuovi modelli organizzativi possano essere integrati per utilizzare al meglio gli organi disponibili e offrire maggiori opportunità ai pazienti. È un modello che può rappresentare un patrimonio strategico e rafforzare il ruolo della sanità regionale nel panorama trapiantologico nazionale. Un risultato reso possibile grazie alla professionalità, alla dedizione e all’attenzione humana di tutti gli operatori sanitari coinvolti».

(nella foto di copertina il prof. Igor Vendramin)