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Moggio Udinese riunisce le comunità della solidarietà 50 anni dopo il terremoto

Cinquant’anni dopo il terremoto, Moggio Udinese ha voluto trasformare la memoria in un incontro. Non soltanto per ricordare la tragedia del 6 maggio 1976 e gli anni difficili della ricostruzione, ma per ritrovare e ringraziare le persone, le associazioni, le istituzioni e le comunità che allora arrivarono in Friuli portando aiuto, lavoro e solidarietà.

È stato questo il significato dei due giorni “50 anni dopo: ricordare insieme, ringraziare insieme”, organizzati dal Comune di Moggio Udinese per il cinquantesimo anniversario del terremoto e dedicati proprio alla memoria della solidarietà ricevuta.

A Moggio sono arrivati più di 150 volontari sabato 29 e domenica 30 agosto, rappresentanti e amici di Moggio in Valsassina, della Diocesi di Trento, delle Parrocchie di Milano, degli Alpini del Piemonte, del Cantone di San Gallo in Svizzera, dell’Amministrazione comunale e del Corpo dei Pompieri volontari di Villach, degli amici di Torino, dei gemelli di Bromont-Lamothe e tanti altri.

Una presenza significativa, che ha riportato a Moggio persone e comunità unite da una storia iniziata cinquant’anni fa, quando il paese era ferito dal terremoto e arrivarono volontari da molte parti d’Italia e dall’estero.

“Cinquant’anni sono tanti – ha ricordato la sindaca Martina Gallizia – e per molti di noi, soprattutto per chi è nato dopo il 1976, quella è una storia che non abbiamo vissuto direttamente. L’abbiamo conosciuta attraverso i racconti, le fotografie, i documenti e i ricordi di chi c’era. Eppure oggi sentiamo che quella storia ci appartiene, perché abbiamo la responsabilità di custodirla e di consegnarla a chi verrà dopo di noi”.

È proprio da questa responsabilità che è nata la scelta di dedicare un intero fine settimana alla solidarietà ricevuta. “Non vi abbiamo invitati soltanto per ricordare quello che avete fatto cinquant’anni fa – ha sottolineato la sindaca rivolgendosi agli ospiti – ma per dirvi una cosa molto semplice: non è stato dimenticato il vostro arrivo spontaneo e tempestivo, il lavoro, il tempo che avete dedicato alla nostra comunità. Non è stata dimenticata la solidarietà che avete portato quando Moggio aveva bisogno non soltanto di mani per ricostruire, ma anche di persone capaci di restituire fiducia e speranza”.

Il programma del fine settimana ha voluto proprio dare spazio a questa memoria attraverso incontri, testimonianze, immagini, documenti e pubblicazioni. Sabato 29 agosto, dopo l’incontro di benvenuto agli ospiti in Sala Consiliare, il pomeriggio è proseguito con la presentazione del volume “50 anni di Gemellaggi a Moggio Udinese: dal terremoto ad oggi” di Bruno Lucci e con la serata video dedicata a storia, memoria e ricordi del sisma organizzata e condotta dai due più giovani Consiglieri comunali: Lisa Adami e Tobia Segala.

Domenica 30, dopo la Santa Messa nell’Abbazia di San Gallo presieduta dal Vescovo di San Gallo Mons. Beat Grögli, l’ottimo pranzo comunitario organizzato dalla Parrocchia con la collaborazione delle Associazioni moggesi è stato un ulteriore momento di condivisione. La conclusione è stata con i racconti dei volontari e la presentazione del libro “Il valore della gente” di Luigi Coletti.

“La ricostruzione non è stata soltanto una questione di cemento, case, strade ed edifici – ha ricordato Gallizia -. E’stata prima di tutto la ricostruzione di una comunità. E in quella ricostruzione voi avete avuto un ruolo. Avete contribuito a far sì che Moggio potesse rimanere una comunità viva, presente sul proprio territorio, capace di guardare avanti anche nei mesi più difficili”.

Ma c’è un altro aspetto che rende quella memoria particolarmente preziosa: la solidarietà ricevuta divenne a sua volta motore di solidarietà. Negli anni successivi al terremoto del Friuli, infatti, volontari moggesi furono presenti nelle zone colpite da altre calamità, dal terremoto della Valnerina nel 1979 al terremoto dell’Irpinia nel 1980, dall’alluvione del Piemonte nel 1994 fino alle numerose emergenze che si sono susseguite negli anni.

“Tra le tante cose che il terremoto ci ha insegnato – ha concluso la sindaca – c’è che una comunità può essere ferita, può perdere molto e attraversare anni difficili, ma se trova solidarietà, coraggio e persone disposte a tendere la mano, può rinascere. Questa è la memoria che vogliamo custodire e consegnare ai nostri figli”.