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Ex Ilva, Danieli e Pittini al tavolo per la possibile cordata italiana

Ci sono anche due protagonisti dell’industria friulana, Danieli e Gruppo Pittini, tra le realtà chiamate a valutare la possibile costituzione di una cordata italiana per il futuro dell’ex Ilva di Taranto.

I rappresentanti delle due aziende hanno partecipato al confronto convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy insieme ai vertici di Marcegaglia, Feralpi, Acciaierie Venete, Acciaierie Beltrame e Ferriera Valsabbia, oltre alle associazioni industriali e ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia.

Il coinvolgimento interessa direttamente il Friuli: Danieli ha il proprio quartier generale a Buttrio ed è uno dei principali gruppi internazionali nella progettazione e realizzazione di impianti per l’industria dei metalli, mentre il Gruppo Pittini ha il suo headquarter e il principale stabilimento produttivo a Osoppo, punto di riferimento nazionale nella produzione degli acciai lunghi.

Al momento, tuttavia, non esiste ancora una vera e propria offerta. Le imprese presenti al tavolo hanno manifestato la disponibilità a esaminare il dossier e a verificare le condizioni industriali ed economiche necessarie per costruire un’iniziativa comune.

«Si aprono le condizioni per valutare una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base del Paese», ha spiegato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini. Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha parlato invece della necessità di verificare la possibilità di promuovere una cordata di operatori nazionali per rilanciare gli impianti non interessati dal blocco disposto dalla magistratura.

Il nuovo scenario è legato alla decisione della Corte d’Appello di Milano sull’area a caldo dello stabilimento tarantino. L’interesse delle aziende italiane si concentrerebbe soprattutto sull’area di trasformazione a freddo, escludendo almeno in questa fase i vecchi altiforni. La proposta sarebbe quindi diversa da quella del gruppo indiano Jindal, interessato all’intero perimetro dell’ex Ilva.

La strada rimane complessa. Uno dei primi passaggi potrebbe essere la creazione di un veicolo societario attraverso il quale le imprese possano accedere ai dati industriali e finanziari di Acciaierie d’Italia. Soltanto dopo questa verifica sarà possibile capire se la disponibilità manifestata al Ministero potrà trasformarsi in un’offerta concreta.