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A23, Mazzolini: «Autostrade incassa pedaggi pieni e scarica su Tarvisio il caos dei cantieri. Ora basta»

«Autostrade per l’Italia continua a incassare pedaggi pieni, mentre cittadini, automobilisti, imprese e territori sono costretti a subire ogni giorno le conseguenze di cantieri, restringimenti, code e chiusure. Questa situazione non è più tollerabile». È la dura denuncia del vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Stefano Mazzolini, che interviene sulla situazione della A23, in particolare nel tratto compreso tra Gemona e Tarvisio.

ok«Nessuno mette in discussione la necessità della manutenzione, ma i lavori devono essere programmati e gestiti senza paralizzare un’intera vallata e senza trasformare la viabilità ordinaria nella corsia di emergenza dell’autostrada. Oggi, invece, i disagi vengono sistematicamente scaricati sui Comuni e sui cittadini, mentre il gestore continua a pretendere il pagamento integrale del pedaggio».

Le frequenti chiusure, i restringimenti di carreggiata, le segnalazioni di code in aumento a Ugovizza in entrambe le direzioni e le indicazioni di uscita obbligatoria spingono automobili e mezzi pesanti a riversarsi sulla strada statale.

«Con l’aumento del traffico estivo la situazione è esplosiva. La viabilità ordinaria non è strutturata per assorbire un flusso continuo di automobili, pullman e mezzi pesanti provenienti dall’autostrada. Il risultato sono code, rallentamenti, inquinamento e pericoli nei centri abitati».

Le conseguenze più gravi si registrano a Tarvisio, dove i veicoli diretti verso Austria e Slovenia, o viceversa verso l’Italia, sono obbligati ad attraversare il centro cittadino.

«Tarvisio, in alcuni momenti, è completamente bloccata. Non stiamo parlando soltanto di un fastidio per residenti, turisti e attività commerciali: siamo davanti a un problema gravissimo di sicurezza pubblica. In caso di emergenza sanitaria, incendio o incidente, un’ambulanza o un mezzo dei Vigili del fuoco non passa, si rischiano vite umane».

Mazzolini contesta duramente anche il rapporto tra il costo del pedaggio e il servizio effettivamente garantito agli utenti.

«Non si può chiedere agli automobilisti di pagare tariffe elevate per percorrere un’autostrada disseminata di cantieri, restringimenti, code e chiusure. Il pedaggio si paga per ottenere un collegamento più rapido, sicuro ed efficiente. Quando questi elementi vengono meno, viene meno anche la giustificazione per pretendere la tariffa».

Mazzolini chiede quindi che venga introdotta una riduzione automatica importante dei pedaggi nei tratti interessati da cantieri prolungati, chiusure, deviazioni o rilevanti limitazioni della circolazione.

«Il principio deve essere semplice: se il servizio viene ridotto, deve essere ridotto anche il prezzo. Non è accettabile far pagare il cento per cento di una tariffa per un’autostrada che, in determinati momenti, non garantisce né tempi certi né una circolazione regolare. Autostrade per l’Italia non può pretendere i ricavi di un servizio pienamente efficiente quando quel servizio, nei fatti, non viene fornito. Il danno arrecato è concreto».

Particolare attenzione deve essere riservata a Tarvisio, crocevia strategico tra Italia, Austria e Slovenia e primo punto di ingresso nel nostro Paese per migliaia di viaggiatori.

«Tarvisio è la porta d’Italia verso il Centro e l’Est Europa. È inaccettabile che la prima immagine offerta a chi entra nel nostro Paese sia quella di un’arteria paralizzata, di mezzi pesanti incolonnati nel centro abitato e di cittadini ostaggio del traffico. Non possiamo permettere che una località turistica internazionale venga trasformata nella rotatoria di smistamento dei problemi dell’autostrada».

Mazzolini richiama inoltre la criticità esistente alla fine di via Vittorio Veneto, in corrispondenza dell’intersezione verso Austria e Slovenia, dove la conformazione della strada e la presenza di un immobile in stato di degrado contribuiscono a creare una pericolosa strettoia.

«Quell’incrocio rappresenta già in condizioni normali un evidente collo di bottiglia. Con il traffico deviato dall’autostrada diventa un punto di congestione e di rischio. Sull’immobile definito ex Lindaver insistono vincoli della Soprintendenza, ma la tutela non può tradursi nell’impossibilità di affrontare un problema concreto di sicurezza. Occorre aprire immediatamente un confronto istituzionale e individuare una soluzione definitiva».

Il vicepresidente chiede inoltre che Autostrade per l’Italia si faccia direttamente carico delle conseguenze determinate dai cantieri, mettendo a disposizione personale, risorse e segnaletica per la gestione straordinaria del traffico a Tarvisio.

«Il Comune, la Polizia locale e le altre forze presenti sul territorio non possono essere lasciati soli a gestire un’emergenza provocata dalle chiusure e dalle limitazioni autostradali. Se Autostrade per l’Italia devia migliaia di veicoli sulla viabilità comunale, deve fornire anche uomini e mezzi per governare quei flussi. Non può limitarsi a chiudere una tratta, indicare una deviazione e scaricare tutto il peso sul territorio».

Sulla questione sono state inviate due lettere: una al Prefetto di Udine, con la richiesta di un intervento urgente e di un coordinamento tra tutti i soggetti interessati, e una ad Autostrade per l’Italia, affinché vengano adottate misure immediate per gestire il traffico, limitare i disagi e ridurre i pedaggi nei tratti interessati dai lavori.

«Non chiediamo di sospendere la manutenzione, ma pretendiamo programmazione, responsabilità e rispetto per il territorio. Tarvisio e la Valcanale non possono continuare a essere sacrificate per compensare una gestione dei cantieri che sta mostrando limiti evidenti. Autostrade per l’Italia dia risposte immediate e si assuma fino in fondo le proprie responsabilità».