Riccardi ad Artegna: «Dal post terremoto una lezione per la classe dirigente di oggi»
“La qualità e le competenze professionali della classe dirigente sono l’elemento dal quale inevitabilmente dipende il futuro del Paese, specialmente in un quadro di riforme strutturali non più rinviabili”.
Lo ha sottolineato l’assessore regionale alla Salute con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, intervenendo alla tavola rotonda “Dalla ricostruzione del ’76 un modello per il welfare sanitario e previdenziale nel sistema economico industriale del Friuli Venezia Giulia” organizzata in occasione dell’assemblea annuale di Federmanager simbolicamente proprio ad Artegna.

Nel post terremoto l’importo complessivo della solidarietà dei dirigenti italiani fu di 500 milioni di lire; Federmanager e Cida (Confederazione nazionale dirigenti d’azienda) raccolsero una colletta con cui furono realizzate nell’emergenza ad Artegna dodici abitazioni. La sottoscrizione continuò nel tempo permettendo la costruzione di ulteriori sette case.
Nel suo intervento Riccardi ha evidenziato come la gestione del post-terremoto del 1976 abbia offerto una lezione fondamentale sulla responsabilità dei ruoli apicali e di chi, quotidianamente, deve assumersi il peso delle scelte.
“Dobbiamo fare un plauso alla lungimiranza della classe politica di quel tempo”, ha affermato l’assessore, ricordando come quella dirigenza fosse capace di “dividersi al mattino sull’ordinario, ma di trovare al pomeriggio le convergenze sulle soluzioni”. Uno spirito, questo, necessario ad esempio per ridisegnare il modello organizzativo della sanità, uno dei settori che maggiormente necessitano di essere riformati adeguando la risposta al diverso quadro anagrafico e sociale.
“La capacità di trovare convergenze nell’interesse generale non sempre coincide con il consenso, ma è una condizione indispensabile per affrontare le grandi sfide aperte, a partire da quelle che riguardano le risposte ai bisogni di salute” ha rimarcato l’assessore.
Infine, Riccardi ha toccato il tema del capitale umano, “che non può continuare a essere affrontato con la clava”. “Il tema della migrazione è, ad esempio, a volte utilizzato grossolanamente per raccogliere consenso anziché per affrontare i problemi reali: l’approccio deve essere quello dell’analisi dei dati e della valutazione del fabbisogno di competenze professionali nei diversi livelli e nei diversi settori”.
Anche in questo il post terremoto racconta di valori da riattualizzare. “Uno degli ingredienti fondamentali di quella ricostruzione originò dalla storia dei nostri nonni e dei nostri padri che, partendo da una terra povera, hanno fatto la valigia e sono andati nel mondo a cercare opportunità. Erano emigranti e hanno saputo conquistare il rispetto e la stima dei Paesi che li hanno accolti: fu quel patrimonio di credibilità costruito dagli emigranti friulani rese possibile una straordinaria rete di solidarietà internazionale. Erano persone che si sono comportate con responsabilità, rispettando diritti e doveri”.
“La lezione del post terremoto e la classe dirigente di allora ci ha lasciato spunti importanti: il nostro sforzo oggi deve essere quello di attualizzarli. Per riuscirci, però, è fondamentale conoscerli a fondo, e di qui questo anno di eventi che racconta quella storia complessa, e avere la ferma convinzione di sostenerli”.
Moderata dal presidente di Federmanager FVG Daniele Damele, alla tavola rotonda sono intervenuti Giorgio Baiutti, rappresentante dell’Associazione Consiglieri Regionali del Friuli Venezia Giulia; Cristiano Degano, giornalista e consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti; Marina Pittini, presidente della Fondazione Pietro Pittini.
