Kito Chain di Fusine: fumata nera al tavolo sindacati-azienda, confermati i 19 esuberi
Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro tra la direzione aziendale della Kito Chain e i rappresentanti sindacali, riunitisi presso la sede di Confindustria a Tolmezzo per discutere la procedura di licenziamento collettivo aperta dall’azienda per quanto riguarda i lavoratori dello stabilimento di Fusine. Le delegazioni territoriali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) hanno registrato una totale assenza di progressi concreti sulle questioni centrali della vertenza.
Nel corso del tavolo, la direzione ha confermato la volontà di procedere con i 19 esuberi annunciati, senza presentare soluzioni alternative sul fronte degli ammortizzatori sociali o un piano industriale finalizzato alla salvaguardia della fabbrica tarvisiana. I sindacati hanno ribadito la rilevanza strategica dello stabilimento per l’occupazione e per la stabilità socio-economica dell’Alto Friuli , confermando i propri punti fermi: l’immediato ritiro dei licenziamenti, il blocco del trasferimento dei macchinari fuori dal sito produttivo, l’attivazione di tutele sociali adeguate e la definizione di un progetto di sviluppo sostenibile per l’impianto.
Le sigle sindacali intendono mantenere la gestione della crisi in stretto raccordo con le istituzioni di governo, interessando sia la Regione sia il Ministero del Lavoro. Il confronto riprenderà il 5 giugno, data per la quale le organizzazioni dei lavoratori esortano la proprietà a presentarsi con risposte adeguate alle istanze sollevate e alle preoccupazioni della comunità di Tarvisio.
«Il piano dei 19 esuberi presentato dalla proprietà di Kito Chain Italia, tanto più senza ammortizzatori sociali adeguati, non è assolutamente accettabile e va ritirato. È necessario, come chiedono i sindacati e la rsu, un piano industriale che garantisca il futuro dello stabilimento di Fusine. Il nulla di fatto da parte della società è decisamente negativo e a supportare la richiesta delle rappresentanze dei lavoratori è necessario il sostegno forte di tutte le istituzioni, dal Governo alla Regione». Lo affermano i consiglieri regionali Massimo Mentil e Massimiliano Pozzo (Pd). «La Kito di Tarvisio, “erede” della ex Weissenfels, rappresenta un punto di riferimento che non può venire meno per il valore economico e sociale che rappresenta per la gente che ci lavora. La perdita di posti di lavoro in un territorio fragile come quello montano rappresenterebbe una sciagura non solo economica ma anche sociale che tutti dobbiamo evitare. È necessario quindi garantire una prospettiva in mancanza della quale ci sarebbero contraccolpi inaccettabili e impedire gli annunciati licenziamenti».
