Il Comitato Pendolari Alto Friuli: «Servizio indietro di 15 anni e treni nuovi fantasma»
Un quadro critico che fotografa il trasporto pubblico locale ferroviario in Friuli Venezia Giulia tra “treni vintage”, disservizi transfrontalieri e chiusure estive. A tracciarlo è il Comitato Pendolari Alto Friuli, che in un dettagliato focus analizza le principali criticità dell’infrastruttura regionale, chiedendo un intervento immediato ai vertici della Regione.
Il caso Mi.Co.Tra.: da eccellenza a “treno dell’Ave Maria”
Il collegamento transfrontaliero Udine-Villach, gestito da Ferrovie Udine Cividale (FUC) e storico punto di riferimento per i cicloturisti della Via Alpe Adria, sta vivendo da quasi un anno una situazione emergenziale. A causa dei continui guasti tecnici alle locomotive, da agosto 2025 a oggi si sono registrati ben 58 giorni di sostituzione delle corse con autobus nella tratta italiana. «Nel 20% dei casi il treno è ko – denuncia il Comitato – e quando c’è non è raro che registri ritardo. Una situazione imbarazzante per l’impresa ferroviaria di proprietà della Regione». Per risolvere il problema e potenziare il servizio inserendo una nuova coppia di corse feriali contro i “buchi” d’orario, il Comitato propone di utilizzare i treni CAF Civity politensione Etr 564, attualmente affidati a Trenitalia ma fermi.
Parco rotabile e il mistero dei treni CAF Civity
Il trasporto regionale gestito da Trenitalia viene definito “precario” a causa di un parco rotabile giudicato vetusto. Secondo il Comitato, a metà del contratto di servizio 2022-2031, l’impegno di rinnovare la flotta con 25 nuovi treni (Rock e Blues) è rimasto in gran parte sulla carta, con vecchi convogli che causano frequenti sovraffollamenti sulle linee Tarvisio-Udine-Cervignano-Trieste. Al centro della polemica anche la manutenzione dei 12 treni Civity CAF acquistati dalla Regione per un valore di 80 milioni di euro: gli 8 modelli Etr 563 risulterebbero fermi, mentre i 4 Etr 564 sarebbero fermi per manutenzione ciclica. Il Comitato chiede al governatore Fedriga di intervenire per fare luce su quello che rischia di profilarsi come «uno dei più grandi sprechi di denaro pubblico in FVG».
Nodo di Udine e il rincaro dei Passaggi a Livello
Dure critiche anche per la gestione dei passaggi a livello del nodo di Udine, dopo la recente nomina dell’amministratore delegato di RFI, Aldo Isi, a Commissario dell’opera. Una scelta definita dal Comitato come un “autocommissariamento” di RFI. Sotto il profilo economico, i costi per terminare la linea di cintura sono quasi triplicati, passando dagli 80 milioni previsti nel 2015 ai circa 340 milioni attuali. Il Comitato suggerisce provocatoriamente la realizzazione di sottopassi mirati (sul modello di Santa Caterina, costato meno di 4 milioni), giudicandola una soluzione più economica e meno rischiosa rispetto a una variante che rischierebbe di creare un imbuto alla circolazione in caso di guasti.
Chiusura della linea Udine-Tarvisio: stop in piena stagione turistica
Infine, il calendario delle chiusure della linea Pontebbana ufficializzato da RFI e Regione solleva forti perplessità. Il primo stop è fissato dal 22 agosto al 20 settembre 2026 (a cui seguiranno blocchi in primavera 2027 e autunno 2028). La sospensione estiva azzererà il traffico legato al cicloturismo in un periodo cruciale per l’economia dell’Alto Friuli. «Il fatto che nel 2027 e nel 2028 i lavori si faranno in primavera e autunno dimostra che la chiusura estiva del 2026 si poteva evitare – conclude il Comitato –. Per fare turismo seriamente non basta la promozione del brand, serve garantire i servizi di base».
