Il terremoto del ’76 spiegato dai ragazzi: a Resia i ricordi dei testimoni diventano multimediali con i QR code
La memoria del terremoto del 1976 non si spegne, ma trova nuova linfa nelle nuove generazioni che quel drammatico evento non lo hanno vissuto. A Resia, gli studenti della scuola secondaria di primo grado hanno realizzato il progetto “Resia ricorda il 1976”, un percorso didattico e di ricerca che ha superato le mura scolastiche per trasformarsi in un vero e proprio patrimonio per l’intera comunità locale.
I giovani studenti hanno intrapreso un viaggio nel passato della vallata, intervistando i testimoni diretti del sisma, raccogliendo e registrando i loro racconti. Le testimonianze e i ricordi d’epoca sono stati digitalizzati e resi accessibili a tutti i cittadini e ai visitatori attraverso l’utilizzo di codici QR. Accanto alla raccolta storica e alla riscoperta della tradizionale leggenda dell’Orcolat, l’iniziativa ha previsto anche un approfondimento scientifico sul fenomeno dei terremoti, con la costruzione di modelli e strumenti sperimentali da parte degli alunni, guidati dal personale docente dell’istituto.
Un’attività che assume una forte valenza simbolica per Resia, territorio profondamente segnato dalle scosse del 1976 e insignito della Medaglia d’Oro al Valore Civile insieme agli altri comuni della zona del disastro.
Il sindaco di Resia Anna Micelli ha espresso il proprio plauso per l’iniziativa, sottolineando l’alto valore civico dell’operazione: “Questo progetto rappresenta per la nostra comunità un motivo di profonda soddisfazione e di autentico orgoglio. Vedere i nostri ragazzi avvicinarsi con rispetto, sensibilità e consapevolezza a una pagina così importante della nostra storia significa sapere che la memoria è viva e continua a essere tramandata. In una realtà come la nostra, piccola ma ricca di valori, anche i gesti più semplici possono assumere un significato grande. Il lavoro svolto dimostra che i giovani non sono solo il futuro, ma sono già oggi custodi attenti della nostra identità. A loro, ai docenti e a tutta la scuola va il nostro più sincero ringraziamento. Perché è proprio da qui, dalla memoria condivisa e dalla capacità di trasformarla in consapevolezza, che possiamo continuare a costruire il nostro domani”.
