Terremoto del Friuli, il messaggio del Papa: «Una ricostruzione esemplare, modello di rinascita civile»
Nel cinquantesimo anniversario del terremoto che il 6 maggio 1976 sconvolse il Friuli, Papa Leone XIV ha inviato un messaggio alla comunità regionale, affidato a un telegramma a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Nel testo il Pontefice ha rivolto il suo pensiero alle vittime del sisma e alle loro famiglie, ricordando «la solidarietà umana e cristiana manifestata in quella dolorosa circostanza dalle comunità italiane ed estere». Una solidarietà che, secondo il Papa, rese possibile «una ricostruzione esemplare, modello di rinascita civile».
Leone XIV ha inoltre auspicato che la memoria di una tragedia così profonda possa suscitare ancora oggi «un rinnovato impegno nella promozione dei valori della fraternità e della carità». Il messaggio del Papa è stato letto in occasione della Santa Messa solenne celebrata nella caserma Goi-Pantanali di Gemona, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. Una celebrazione che ha rappresentato il primo grande momento della settimana commemorativa che culminerà il 6 maggio, data simbolo del terremoto friulano.
LA CELEBRAZIONE DI GEMONA
Alla celebrazione hanno preso parte circa 200 sacerdoti concelebranti, 19 vescovi, tra cui due cardinali, lo stesso Zuppi e l’arcivescovo emerito di Firenze Giuseppe Betori, oltre a presuli provenienti anche da Lubiana e da Gurk-Klagenfurt. Sul palco erano presenti 200 elementi del coro e un’orchestra composta da 30 strumentisti.

A Gemona erano inoltre rappresentate molte delle comunità gemellate con i Comuni colpiti dal sisma: delle 67 comunità gemellate con altrettante della Pedemontana udinese, alle quali si aggiungono 14 realtà affratellate con le comunità della diocesi di Concordia-Pordenone, 32 erano presenti per rinnovare il legame nato nei giorni drammatici dell’emergenza e della ricostruzione. Il cardinale Zuppi, intervenendo anche in conferenza stampa nella Biblioteca del Santuario di Sant’Antonio di Padova a Gemona insieme all’arcivescovo di Udine, monsignor Riccardo Lamba, ha indicato nella solidarietà la parola chiave per comprendere il senso profondo della memoria del terremoto.
Solidarietà, ha spiegato, significa «un pensarsi insieme». Quello che accadde tra la popolazione friulana e il grande movimento di aiuti che si mise in moto dopo il sisma fu «un momento di scelta, di profonda coesione, di condivisione». Zuppi ha ricordato anche la mobilitazione generale che attraversò l’Italia: «Ci fu una grande sintonia». Il Friuli, ha aggiunto, dimostrò che «la vera forza è quella di unirsi e ricostruire».
Il presidente della Cei ha poi richiamato il valore di una forza non distruttiva ma generativa: «La forza sperimentata qui è il pensarsi insieme; se la forza distrugge è pericolosa».
I COMMENTI
A margine della celebrazione è intervenuto anche il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha sottolineato come il cuore dell’omelia del cardinale Zuppi sia stato il richiamo alle parole dell’allora arcivescovo di Udine, monsignor Alfredo Battisti: «Da questo Friuli parta un grido, fratelli abbandonate gli odi, abbandonate le vendette, abbandonate le violenze: c’è tanto bisogno di amore e di bontà. L’amore è l’unica cosa che conta».

Per Fedriga, proprio il valore della solidarietà e dell’amore ha permesso al Friuli Venezia Giulia di trasformare una tragedia in «un modello internazionale di rinascita».
«Questa Messa – ha affermato il governatore – è il momento più alto del ricordo delle vittime, onora tutte quelle persone che con il loro sacrificio hanno fatto risorgere e dato una prospettiva a questa terra e a questa comunità». Fedriga ha voluto ricordare non solo i friulani, ma anche tutte le persone arrivate da altre parti d’Italia e dall’estero per contribuire alla ripartenza.
Il presidente della Regione ha parlato di «un esempio straordinario a livello internazionale di capacità di ripresa e di ripartenza», sottolineando come la celebrazione abbia voluto ricordare solennemente «quell’anno di assoluta sofferenza, ma anche la grande capacità di reazione».
Particolarmente intenso, secondo Fedriga, anche il passaggio dell’omelia dedicato ai bambini, richiamati attraverso la parola friulana “fruts”. Un’immagine di continuità, di speranza e di futuro.
«Da questa terra tormentata parte un messaggio di amore – ha osservato Fedriga -. L’amore, disse monsignor Battisti, è stato l’ultimo e unico testamento lasciato da tanti morti trovati abbracciati tra loro. I bambini che hanno vissuto il terremoto sono stati i grandi portatori di speranza verso il futuro. La scossa di settembre poteva far crollare inesorabilmente la speranza, ma fu proprio dall’energia e dalla fresca caparbietà dei bambini e dei giovani che anche gli adulti trassero la voglia di ripartire ancora».
Alla commemorazione ha preso parte anche l’assessore regionale alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, che ha evidenziato la complessità della macchina organizzativa necessaria per ospitare la celebrazione nella caserma Goi-Pantanali, completamente rinnovata.

«La Regione ha investito 2 milioni di euro per metterla sostanzialmente a nuovo e renderla pronta al meglio per ospitare questo suggestivo e profondo momento – ha spiegato Riccardi -. È stato un lavoro lungo, con una macchina organizzativa complicata e migliaia di persone da assistere».
L’assessore alle Finanze, Barbara Zilli, ha invece richiamato il valore morale della ricorrenza: «Una terra che continua a esprimere la più profonda gratitudine a tutti coloro che ci hanno aiutato, anche la Chiesa. Proprio per questo diventa un evento che entra nei cuori di tutti i friulani e dei cittadini di questa regione, grati per la grande opera di aiuto ricevuta e sicuri che saremo sempre pronti a restituire questo dono nelle situazioni di difficoltà».
Numerose le autorità presenti, tra cui l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier e il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin.
Al termine della celebrazione è intervenuto anche Luca Braidotti, segretario del Pd provinciale di Udine, che ha definito quella di Zuppi «un’omelia forte e appassionata», capace di riportare all’attualità i valori trasmessi dalla lezione del terremoto: «solidarietà, unione e sobrietà».
Braidotti ha sottolineato il significato della presenza delle delegazioni delle diocesi e delle comunità gemellate, segno di una solidarietà nazionale che il terremoto del Friuli contribuì a far emergere con forza. «Saper riconoscere il bene del tutto, anche andando oltre le parti, è una capacità che il mondo dovrebbe riscoprire anche oggi contro il terremoto della guerra», ha concluso.
