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Furti in abitazione tra Friuli e Veneto, cinque misure cautelari: sgominato gruppo accusato di 13 colpi

Cinque misure cautelari, di cui quattro in carcere e una agli arresti domiciliari, sono state eseguite nelle prime ore di oggi dai Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Udine, al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Udine. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Udine, riguarda un gruppo di cittadini italiani ritenuti gravemente indiziati di una lunga serie di furti in abitazione messi a segno tra Friuli e Veneto.

L’inchiesta è nata a seguito di numerosi episodi registrati in un breve arco temporale, caratterizzati da modalità operative simili e concentrati soprattutto tra gennaio e febbraio di quest’anno. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, agli indagati vengono attribuiti complessivamente 13 colpi, compiuti nelle ore serali e notturne, spesso nei fine settimana, approfittando dell’assenza dei proprietari di casa.

Le indagini hanno preso slancio in particolare dopo un sopralluogo effettuato nei primi giorni di gennaio in un’abitazione di Varmo. Da lì i militari dell’Arma, in sinergia con il Comando provinciale, hanno avviato una complessa attività investigativa, supportata anche da servizi mirati di controllo del territorio, pattugliamenti in uniforme e personale specializzato in borghese. Fondamentale è stata inoltre l’analisi degli elementi raccolti durante i sopralluoghi sui luoghi dei furti, assieme allo studio dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati e alle attività tecniche disposte nel corso dell’inchiesta.

Secondo gli inquirenti, il gruppo agiva con una certa esperienza e con un metodo consolidato: entrava nelle abitazioni forzando porte e finestre per poi impossessarsi soprattutto di monili in oro, denaro contante e capi di abbigliamento, ma anche di orologi di pregio, macchine fotografiche e scarpe. Un elemento che ha reso più complesso il lavoro degli investigatori è stato il continuo cambio di autovetture da parte degli indagati, una strategia studiata per eludere i controlli e ostacolare l’identificazione. Un accorgimento che, però, non è bastato a sfuggire agli approfondimenti dei Carabinieri, riusciti comunque a ricostruire il modus operandi del gruppo.

Gli episodi contestati sono stati ricostruiti nei comuni friulani di Varmo, Fiumicello Villa Vicentina, Cervignano del Friuli, Codroipo, Basaldella, San Giovanni al Natisone e Trivignano Udinese, oltre che in alcune località del Veneto, tra cui San Michele al Tagliamento, Spresiano e Maserada sul Piave.

Per gli investigatori, il quadro emerso nel corso delle indagini ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati, tutti soggetti già gravati, secondo quanto riferito dagli inquirenti, da precedenti specifici e in parte legati da vincoli familiari. Gli elementi raccolti sono stati ritenuti sufficienti dalla Procura per chiedere le misure cautelari, poi accolte dal gip del Tribunale di Udine.

L’operazione rappresenta il punto di arrivo di un’attività investigativa sviluppata per settimane e finalizzata a fermare una serie di furti che aveva destato forte preoccupazione tra i residenti di diverse aree del Friuli Venezia Giulia e del vicino Veneto. Resta ora aperta la fase processuale, nella quale la posizione degli indagati dovrà essere ulteriormente vagliata nelle sedi opportune.