Protezione civile, dopo il caso Preone fronte comune per tutelare sindaci, coordinatori e volontari
I tragici fatti di Preone continuano a produrre effetti ben oltre i confini della Carnia, aprendo un confronto che investe l’intero sistema nazionale della Protezione civile. Al centro della discussione ci sono i modelli organizzativi adottati in Italia, le modalità operative durante le emergenze e soprattutto il tema delle responsabilità di sindaci, coordinatori e volontari. Un nodo diventato ancora più delicato dopo la condanna per omicidio colposo del sindaco di Preone Andrea Martinis e del coordinatore Renato Valent in relazione alla morte di un volontario intervenuto durante un’emergenza.
Proprio su questo terreno si sta muovendo la Regione Friuli Venezia Giulia, che nelle ultime ore ha intensificato il confronto sia a livello locale sia sul piano nazionale. Da una parte l’incontro a Tolmezzo con i sindaci della Carnia, alla presenza anche del presidente di Anci Friuli Venezia Giulia Dorino Favot; dall’altra la riunione istituzionale che ha coinvolto il governatore Massimiliano Fedriga, l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il viceministro all’Ambiente Vannia Gava, il sottosegretario all’Economia Sandra Savino e i parlamentari del Friuli Venezia Giulia.
Il messaggio emerso dai due momenti di confronto è netto: serve unità di intenti per introdurre tutele chiare e adeguate a garanzia del ruolo dei sindaci, dei coordinatori e dei volontari all’interno del sistema di Protezione civile. “Quella che stiamo portando avanti non è una battaglia esclusiva della Carnia, ma una sfida di rilievo nazionale”, ha ribadito Riccardi, sottolineando come la risposta debba essere “composta ma ferma” e condivisa da tutti i livelli istituzionali.
Secondo Fedriga e Riccardi, in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, il disegno di legge attualmente all’esame del Senato rappresenta oggi lo strumento più adatto per intervenire. L’obiettivo della Regione sarà quello di analizzarlo in modo coordinato, valutando l’opportunità di proporre modifiche da sostenere in maniera coesa attraverso tutti i rappresentanti del territorio in Parlamento. In questo modo, se dalle motivazioni della sentenza dovessero emergere criticità di carattere generale, Governo e parlamentari avrebbero la possibilità di correggerle prima della conclusione dell’iter legislativo.
L’assessore Riccardi ha spiegato che la Regione si sta muovendo su tre fronti precisi. Il primo riguarda proprio la costruzione di una posizione comune tra sindaci, volontari, parlamentari e Governo. Il secondo tocca il piano normativo: “Le sentenze non si commentano, ma le norme sì”, ha osservato l’assessore, evidenziando la necessità di impedire che l’attuale quadro regolatorio finisca per mettere in crisi, o addirittura far scomparire, il volontariato di Protezione civile.
In questo senso il provvedimento legislativo già incardinato al Senato, che ha ottenuto il parere favorevole della Conferenza delle Regioni e prevede una modifica del Codice penale, viene considerato la base su cui lavorare. Non per correggere una sentenza, ha precisato Riccardi, ma per rafforzare la cornice normativa e consentire alla Commissione Affari costituzionali di procedere rapidamente, coinvolgendo in particolare il ministero della Giustizia.
Il terzo tema è quello della responsabilità. Per l’assessore non è realistico pensare a forme di immunità, ma è invece indispensabile costruire tutele giuridiche certe, capaci di dare sicurezza a chi opera nelle emergenze. In questo quadro, ha aggiunto, il sindaco deve mantenere un ruolo primario all’interno del sistema e non essere trasformato in una figura marginale o subordinata.
Riccardi ha inoltre ricordato come un primo risultato sia già stato raggiunto con la modifica dell’applicazione del Decreto 81 del 2008 ai volontari di Protezione civile, distinguendo la loro posizione da quella dei lavoratori. Un passaggio ritenuto importante perché punta a tutelare sindaci e coordinatori, non più assimilati a datori di lavoro, e concentra l’attenzione su formazione e dispositivi di protezione.
La Regione, infine, ha già attivato gli strumenti a propria disposizione, a partire dalla copertura delle spese processuali e degli oneri legali. Ma la partita più importante si gioca ora sul piano politico e normativo. Il caso Preone, da vicenda dolorosa e locale, è ormai diventato un banco di prova nazionale: in gioco non c’è soltanto la sorte di chi è stato coinvolto nella vicenda giudiziaria, ma la tenuta stessa di un modello di Protezione civile fondato sull’impegno dei sindaci e sul valore insostituibile del volontariato.

