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Medio Oriente in guerra, export Fvg a rischio

Il Friuli Venezia Giulia è una delle cinque regioni italiane più esposte nei confronti dei mercati che da sabato scorso sono nuovo scenario di  guerra in Medio Oriente. L’export Fvg in quelle aree, prodotto soprattutto da piccole e medie aziende, nel 2025 ha rappresentato l’1,61 per cento del Pil regionale, pari a 725 milioni.

«Le aziende artigiane del Friuli Venezia Giulia, a fronte di questi numeri e delle dinamiche internazionali che questo conflitto sta determinando sul costo del gas e del petrolio sono molto preoccupate per le ripercussioni sui costi energetici che ha già determinato e per gli effetti ancora più pesanti, e a cascata, che potrebbero generarsi se il conflitto dovesse prolungarsi», afferma il presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti, analizzando i dati aggiornati elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato nazionale.

A questo primo shock provocato dall’aumento del prezzo di gas e petrolio, segue «un effetto domino che fa paura», sottolinea il direttore generale di Confartigianato Fvg, Enrico Eva. «Se aumenta il gas aumenta il costo dell’energia elettrica, generando disequilibri nei bilanci delle piccole imprese – prosegue -. Alle bollette più pesanti si aggiunge, quindi, l’ansia di una maggiore difficoltà di accesso al credito e, di conseguenza, un calo degli investimenti». L’effetto domino rischia di continuare perché «si ritiene che nel corso del 2026 ci sarà un aumento inflazionistico determinato dal ritocco del tariffario delle aziende piccole, medie e grandi, che devono far fronte all’innalzamento dei costi energetici, i quali impattano in modo pervasivo in ogni processo produttivo così come nei servizi».

Perciò, conclude il presidente Tilatti, «la sollecitazione che tutto il mondo artigiano rivolge alle istituzioni ai più alti vertici è che trovino il modo di far parlare le diplomazie e non le armi».

L’export del Friuli Venezia Giulia verso il Medio Oriente, pur in flessione di 4,5 punti nei primi nove mesi del 2025, resta uno dei cinque flussi più importanti dall’Italia, dopo quello di Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia. Le piccole e medie imprese esportano in quell’area soprattutto manufatti legati ad alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria.

Complessivamente l’area del Medio Oriente dov’è scoppiato il conflitto vale 27,9 miliardi in made in Italy e il 27,4% dell’import di energia.