Da Forni di Sopra una fiaba e un invito alla famiglie
Il presidente del Gruppo Iceman di Forni di Sopra, Gabriele Camilli, lancia una sfida alle famiglie: spegnere smartphone e TV per riscoprire il piacere del gioco creativo. Protagonista è la mascotte Harluk, che tra i boschi di Andrazza invita grandi e piccoli a “staccare la spina”. Il racconto non finisce sulla carta, ma prosegue nelle case: genitori e figli vengono infatti invitati a inventare insieme una nuova avventura e a condividerla via mail all’indirizzo gruppo.iceman@fornidisopra.it, trasformando una lettura serale in un momento di autentica connessione reale.
HARLUK E LA MAGIA DELLE PAROLE RITROVATE AD ANDRAZZA
Sotto lo sguardo maestoso delle Dolomiti Friulane, circondata da boschi che d’inverno sembrano di zucchero filato, c’è una piccola e meravigliosa frazione di Forni di Sopra che si chiama Andrazza.
Lassù, dove l’aria è frizzantina e profuma di pino, vive Harluk. Harluk non è un bambino e non è un cucciolo qualunque: è la fiera e sorridente mascotte del Gruppo Iceman. Ha un pelo candido e soffice come la neve fresca, due occhioni furbi e un cuore grande che, al posto di battere e basta, emana un tepore magico, capace di sciogliere anche il ghiaccio più duro.
Una sera d’inverno, mentre la neve cadeva silenziosa, Harluk decise di scendere a valle per salutare le famiglie di Andrazza. Era emozionato! Non vedeva l’ora di sentire le risate dei bambini, di ascoltare le storie raccontate dai nonni e di vedere le famiglie strette attorno al fuoco. Ma quando arrivò nel paesino, Harluk notò qualcosa di strano.
Passeggiando silenziosamente tra le case, sbirciò dalle finestre. Non c’erano risate. Non c’erano giochi sul tappeto. C’erano solo dei volti illuminati da una strana luce fredda e bluastra. In una casa, il piccolo Leo fissava un tablet. In un’altra, la piccola Sofia guardava scorrere dei video su un cellulare, mentre i suoi genitori, seduti sullo stesso divano, fissavano uno schermo piatto appeso al muro. Erano tutti vicini, ma era come se vivessero in mondi lontani e silenziosi. Il cuore magico di Harluk si fece improvvisamente triste, e un piccolo brivido di freddo attraversò Andrazza.
«La magia si sta addormentando!» pensò Harluk. «Devo fare qualcosa!»
Con un balzo, si avvicinò alla casa di Leo. Bussò al vetro della finestra con la sua morbida zampa: TOC, TOC. Leo alzò gli occhi dallo schermo, incuriosito. Vide quel buffo e tenero musetto bianco che gli sorrideva. Harluk gli fece l’occhiolino, poi soffiò delicatamente contro il vetro.
Ffffffff! Dalla sua bocca non uscì solo aria fredda, ma una nuvola di brillantini di ghiaccio che scivolò sotto la fessura della finestra ed entrò in casa. Non appena la polvere magica toccò il tablet di Leo, lo schermo si spense con un piccolo pop. Poi i brillantini volarono verso il telefono della mamma e il computer del papà . Pop! Pop! Tutto spento.
«Oh no! La connessione!» esclamò il papà . «Il mio gioco!» disse Leo, un po’ arrabbiato.
Ma proprio in quel momento, la porta si aprì cigolando e Harluk entrò trotterellando nel salotto. Portava tra le zampe un oggetto misterioso: non era uno schermo, non aveva tasti e non si illuminava. Era un grande quaderno dalle pagine completamente bianche, accompagnato da una matita colorata. Harluk lo posò sul tavolino, guardò Leo, poi guardò mamma e papà . Fece un verso allegro, come una piccola risata di neve, e batté la zampa sulla copertina.
«Vuole che scriviamo qualcosa?» domandò la mamma, sorpresa.
Leo prese la matita. Guardò il foglio bianco. All’inizio gli sembrò vuoto e noioso, ma poi la fantasia cominciò a bussare alla sua porta. «Mamma, papà … e se scrivessimo la storia di un drago di ghiaccio che perde il suo raffreddore magico?»
Il papà sorrise, sedendosi accanto a lui sul tappeto. «Mi piace! E potremmo dire che è stato curato da un orso pasticcere di Forni di Sopra!»
Iniziarono a scrivere. A ogni parola che la matita tracciava sul foglio, il salotto si riempiva di un calore nuovo. Leo disegnava, la mamma inventava le rime e il papà faceva le vocine buffe dei personaggi. Ridevano a crepapelle. Non c’era bisogno di ricaricare le batterie o di cercare il segnale del Wi-Fi: la loro immaginazione era la magia più potente del mondo.
Fuori dalla finestra, Harluk sorrideva. Il suo cuore brillava di una luce calda e dorata. Sapeva che quella notte, ad Andrazza, una nuova fiaba era appena nata. E sapeva anche che molte altre case, molto presto, avrebbero lasciato spegnere quegli schermi freddi per accendere qualcosa di molto più luminoso: la fantasia.
MESSAGGIO DA HARLUK
Caro bambino o bambina, e cari mamma e papà . Gli schermi sono magici, è vero, ma la magia che avete dentro la testa e dentro il cuore è molto, molto più forte! Harluk ha lasciato un quaderno dalle pagine bianche anche a casa vostra. Spegnete tutto per una sera. Prendetevi per mano. Mettetevi seduti vicini e iniziate con tre semplici parole magiche: “C’era una volta…”. Sarete voi gli autori della prossima, meravigliosa avventura!
