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Celotti (Pd): «Preoccupa il futuro del servizio “mamma-bambino” all’ospedale di S.Daniele»

«L’ipotesi di riorganizzazione del servizio “mamma-bambino” dell’ospedale di San Daniele sta suscitando forti preoccupazioni per il futuro del servizio stesso. Se questa notizia venisse confermata sarebbe assolutamente necessario che l’Azienda chiarisca le modalità della riorganizzazione e fornisse garanzie sul mantenimento di tutte le attività attualmente offerte dal centro e sulla presenza di un numero di ostetriche sufficienti». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd) che, dopo aver ricevuto diverse segnalazioni, attraverso un’interrogazione porta in Consiglio le preoccupazioni sorte in questi ultimi giorni riguardo a una possibile ricollocazione funzionale del servizio mamma-bambino dell’ospedale di San Daniele del Friuli.

«Dalle prime informazioni raccolte, e rispetto alle quali ho chiesto chiarimenti alla Giunta regionale attraverso l’interrogazione, il servizio potrebbe venire ricollocato» afferma ancora Celotti. Ma la questione cruciale, secondo la consigliera dem riguarda «la dotazione organica e le attività che verrebbero garantite dopo la ricollocazione. E credo che su questo l’Asufc e l’assessore regionale debbano fornire precise garanzie ai sindaci, ai professionisti e alla comunità territoriale, che non sembrano essere stati informati dei cambiamenti. Ci sarà lo stesso numero di ostetriche? E verranno garantiti gli stessi servizi e gli stessi supporti alle donne e alle mamme?» sono gli interrogativi di Celotti. «Questo servizio – continua – per come è strutturato oggi rappresenta un fiore all’occhiello e un esempio di come gli ospedali di base possano effettivamente potenziare l’offerta della sanità territoriale, e quindi va tutelato e sostenuto e non accetteremo nessuna presunta riduzione di attività».

Infatti secondo Celotti, «il centro mamma-bambino rappresenta anche un elemento di attrattività per le donne e le coppie che decidono di rivolgersi all’ospedale di San Daniele per la gravidanza e il parto e quindi va scongiurato ogni rischio di penalizzazione di un punto nascita che fa ancora oltre 600 parti all’anno, posizionandosi quindi sopra soglia». Infine, conclude con l’auspicio che «all’interno del lento e silente processo di depotenziamento degli ospedali di base, speriamo che il punto nascita e il reparto di ginecologia e ostetricia di San Daniele che, tra l’altro, ha anche recentemente perso la figura del primario, non subisca la stessa sorte già vista in altre tristi occasioni».