Al convegno di Caneva un clima di autentica densità culturale
In riferimento all’appuntamento promosso dall’Associazione Caneva, del quale abbiamo riferito nei giorni scorsi, riceviamo da Bruno Temil e pubblichiamo.
Ieri sera, venerdì 23 gennaio, partecipando al convegno di Caneva di Tolmezzo, si respirava un clima di autentica densità culturale. Don Alessio Geretti ha accompagnato il pubblico in un percorso di lettura della complessa situazione geopolitica che il mondo sta attraversando, con uno sguardo insieme storico, culturale e spirituale. Un intreccio capace di tenere insieme gli avvenimenti più recenti e di coglierne i possibili sviluppi sullo scacchiere internazionale, senza eludere il dato forse più drammatico di questo tempo: il venir meno di alcune certezze fondamentali che hanno finora garantito una convivenza ordinata tra i popoli.
Di grande rilievo anche l’intervento del direttore di Avvenire Marco Girardo, che ha posto l’accento sul ruolo della donna come possibile mediatrice e costruttrice di pace in un contesto segnato da conflitti diffusi e persistenti. Una presenza, quella femminile, troppo spesso marginale proprio nei luoghi decisivi della trattativa e del dialogo, eppure portatrice di uno sguardo e di una sensibilità capaci di aprire strade nuove.
Ma ciò che forse emerge con maggiore forza da questo incontro è un dato che riguarda da vicino il nostro territorio. Dove si sceglie di fare cultura, di coltivare con pazienza questo seme fragile e prezioso, lì può nascere una speranza concreta anche per piccole comunità come Caneva. E questo, per una terra come la Carnia, storicamente ricca di identità ma spesso segnata dall’isolamento, non è poco.
Lo abbiamo visto a Illegio, a Cercivento e ora anche a Caneva, che può davvero candidarsi a diventare un borgo capace di offrire, con respiro non solo locale ma persino regionale, un laboratorio culturale vivo e fecondo. Un luogo dove affrontare le grandi questioni del nostro tempo, aiutando la Carnia a uscire da una marginalità non solo geografica, per proporre sguardi, letture e domande attuali sulla vita di oggi.
In questo senso, il cammino avviato da anni da don Alessio Geretti, prima a Illegio e ora anche a Caneva, appare come un tentativo coraggioso e necessario: educarci alla bellezza e alla cultura, due pilastri imprescindibili per sottrarci alla palude della mediocrità e a una rassegnata abitudine che spegne il desiderio. È da qui che può nascere una rinnovata capacità di leggere i segni di un nuovo inizio di umanità, anche – e forse soprattutto – a partire dalle nostre piccole comunità.
BRUNO TEMIL
