«Assurdo escludere i nostri campioni per il ruolo di tedofori alle Olimpiadi»
In merito alle polemiche emerse sulla scelta dei tedofori per le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini esprime piena condivisione delle perplessità manifestate dai ministri Matteo Salvini e Andrea Abodi, che hanno chiesto chiarimenti sui criteri adottati per un ruolo altamente simbolico come quello del portatore della Fiamma Olimpica. Secondo Mazzolini, la questione non riguarda singoli nomi, ma il rispetto dovuto alla storia sportiva italiana e ai suoi protagonisti. Un rispetto che assume un significato particolare se si guarda al contributo dato dal Friuli-Venezia Giulia allo sci nordico, disciplina che rappresenta una parte fondamentale dell’identità sportiva nazionale.
Il Friuli Venezia Giulia può vantare, infatti, 25 medaglie olimpiche conquistate nello sci nordico da atleti legati al territorio, 51 medaglie complessive tra Olimpiadi e Campionati mondiali e tre Coppe del Mondo generali nello sci nordico, un risultato unico in Italia. Numeri che raccontano una tradizione di eccellenza riconosciuta a livello internazionale e che non può essere ignorata in un evento che dovrebbe celebrare la storia e i valori dello sport olimpico.
“Le Olimpiadi – sottolinea Mazzolini – non sono solo un grande evento mediatico, ma un patrimonio di memoria, sacrificio e risultati. La Fiamma Olimpica rappresenta questo percorso e deve passare, prima di tutto, da chi ha onorato lo sport italiano con i fatti e con le medaglie”.
Per Mazzolini, Milano-Cortina 2026 deve essere un’occasione di unità e riconoscimento autentico, capace di valorizzare territori che hanno contribuito in modo determinante al prestigio dell’Italia nelle discipline invernali. In questo senso, le osservazioni sollevate dai ministri Salvini e Abodi vengono considerate un richiamo necessario a ristabilire equilibrio, coerenza e rispetto nella gestione di un simbolo che appartiene a tutto il Paese.
Sullo stesso tema riceviamo dai consiglieri comunali di Paluzza Luca Boschetti e Lisa De Francechi e pubblichiamo.
Ci apprestiamo a vivere il periodo delle Olimpiadi invernali a casa nostra, a seguire giorni e giorni di gare in tv e i ricordi tornano in quegli anni indimenticabili delle Olimpiadi, che a noi friulani ma soprattutto carnici hanno regalato momenti unici. Per questo restiamo sbalorditi nell’apprendere che tra i tedofori di Milano Cortina 2026 non ci siano, Manuela e Giorgio Di Centa di Paluzza (in realtà Manuela è stata chiamata in quanto membro onorario del Cio, ndr), senza dimenticare Alessandro Pittin di Cercivento, i campioni di Sappada Fauner e Pietro e la campionessa di Tarvisio Gabriella Paruzzi. Il Friuli Venezia Giulia, anzi la montagna friulana, negli anni ha saputo dare fior fiore di atleti alla disciplina dello sci nordico, per questo ci domandiamo per quale strana scelta non sia rappresentata in tutto ciò.
Ma quello che fa più male, oltre alla esclusione di questi campioni, è nell’apprendere che a portare la fiamma olimpica ci sia gente sconosciuta o addirittura che nulla c’entra con le Olimpiadi e lo sport in generale. I nostri campioni, che ci hanno fatto vivere giorni indimenticabili, adesso sono stati dimenticati, accantonati per scelte strane e incomprensibili. Manuela di Centa e lo stesso fratello Giorgio contano 21 titoli tra medaglie Olimpiche e Mondiali (Manuela 7 medaglie olimpiche e 7 mondiali, Giorgio Di Centa 3 medaglie olimpiche e 4 mondiali, tanto per citare i nostri campioni di Paluzza). Nel totale, i campioni dello sci nordico della montagna friulana hanno portato in dote 51 medaglie tra Mondiali e Olimpiadi invernali, numeri che parlano da soli. Che immagine diamo ai nostri giovani, ai nostri ragazzi che fanno parte degli Sci Club, ai campioni di adesso agli allenatori quando parlano di meritocrazia? È vero, l’Olimpiade è di tutti, ma anche questi campioni sono di tutti, perché nelle vittorie rappresentavano l’Italia tutta e tutti noi grandi e piccini eravamo orgogliosi di farne parte.
(nella foto Giorgio Di Centa nel giorno del trionfo nella 20 km di Torino 2026)
