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Lavoro privato in Fvg: aumentano gli occupati, uno su tre è over 50

Occupazione dipendente in crescita anche nel 2024

Nel 2024 l’occupazione dipendente nel settore privato del Friuli Venezia Giulia (esclusa l’agricoltura e il lavoro domestico) è aumentata di circa 5.700 unità rispetto all’anno precedente (+1,5%), confermando una tendenza positiva iniziata nel 2015 e interrotta solo momentaneamente dalla pandemia nel 2020. Nel confronto con il 2018 il numero di lavoratori dipendenti che presentano almeno una giornata retribuita in regione è complessivamente aumentato di quasi 34.000 unità (+9,8%). Lo rende noto, con una rielaborazione di dati Inps, il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo.

Il lavoro dipendente tra 2018 e 2024

Sempre nel periodo 2018-2024 la crescita osservata ha riguardato tutto il territorio regionale; l’area pordenonese presenta un aumento inferiore alla media (+7,2%), la provincia di Gorizia quello più marcato (+12,9%). La componente femminile ha evidenziato un incremento un po’ più sostenuto (+10,2% contro +9,4% degli uomini). Per quanto concerne le tipologie contrattuali, sono aumentati prevalentemente i contratti a tempo indeterminato (+11,5%, pari a +28.122 unità); risulta comunque molto significativa anche la dinamica dell’occupazione stagionale (+36,7%, 2.945 unità in più). Crescono, ma in misura inferiore, gli occupati a tempo determinato (+2,2%) e in apprendistato (+8,7%). Si rileva, inoltre, una espansione quasi doppia in termini percentuali del lavoro a tempo pieno (+11,3%, 27.042 occupati in più) rispetto a quello parziale (+6,4%).

Oltre un terzo è over 50

Gli under 35 (+17,2%) e soprattutto gli over 55 (+47,1%) hanno registrato delle dinamiche fortemente positive, mentre sono diminuiti gli occupati nella fascia 35-44 anni (-10,9%), in linea con le tendenze demografiche. I lavoratori ultracinquantenni, in particolare, rappresentano ormai oltre un terzo del totale degli occupati dipendenti (35,7%, mentre nel 2008 erano pari al 16,7%). L’occupazione dei lavoratori non comunitari è sensibilmente cresciuta negli ultimi anni (+57,9%, quasi 20.000 in più), in misura molto maggiore rispetto a quella dei cittadini dell’UE (+4,5%, +13.991). Il settore che ha evidenziato l’espansione più consistente è stata l’edilizia (+34,4%), favorita dalle generose agevolazioni fiscali che hanno caratterizzato il recente passato; è cresciuta più della media regionale anche l’occupazione nel turismo (alberghi e ristoranti, +18,9%).

Le retribuzioni

La retribuzione media annua lorda (in termini di reddito imponibile previdenziale) nel 2024 è stata pari a 25.114 euro in regione (19.726 euro per le donne, 29.292 per gli uomini), che diventano 35.907 euro per quella parte di occupati (199.494, poco più della metà) che hanno lavorato per l’intero anno con un orario a tempo pieno. La nostra regione è al sesto posto a livello nazionale (prima la Lombardia, il Veneto è quarto) e Trieste è undicesima tra le province (con un imponibile medio pari a quasi 27.000 euro); in regione l’area isontina registra l’importo più basso (22.898 euro).

La perdita di potere d’acquisto dei salari

Se si considerano solo i lavoratori a tempo pieno che lavorano con continuità nel corso dell’anno, si può osservare che in regione il reddito imponibile medio è aumentato del 10% tra 2018 e 2024. A livello nazionale la variazione è stata analoga (+10,1%); in Trentino Alto Adige ha superato il 13%, nelle regioni del Sud si registrano al contrario gli incrementi di minore entità (in Basilicata, Sardegna e Calabria sono stati inferiori al 7%). In termini reali, ossia tenendo conto della dinamica dei prezzi (particolarmente intensa nel biennio 2022-2023), la variazione delle retribuzioni risulta però ovunque negativa (-6,1% nella nostra regione), sottolineando la generale perdita di potere d’acquisto dei salari. Scendendo nel dettaglio dei settori, in Friuli Venezia Giulia l’industria e le costruzioni evidenziano una maggiore tenuta (la diminuzione è stata inferiore al 4%), mentre l’andamento delle retribuzioni reali in media è stato particolarmente negativo nei servizi (-8,9%, con l’eccezione di banche e assicurazioni che registrano una flessione del -4,5%). In effetti l’inflazione nel periodo 2018-2024, misurata in base all’Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), è stata complessivamente pari al 17,2%, quindi molto superiore rispetto agli andamenti medi delle retribuzioni. Questo indice viene utilizzato per adeguare periodicamente i valori monetari, i canoni di affitto e gli assegni dovuti al coniuge separato e si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente.

La fonte dei dati

I dati illustrati provengono dall’archivio amministrativo Inps delle denunce retributive mensili e riguardano il settore privato non agricolo, ad esclusione del lavoro domestico (sono inclusi anche alcuni lavoratori del settore pubblico, nei casi in cui siano soggetti al contributo per la disoccupazione, ad esempio i supplenti della scuola). Vengono considerati i lavoratori che hanno avuto almeno un versamento contributivo per lavoro dipendente nell’anno di riferimento, ad eccezione dunque dei periodi interamente coperti da cassa integrazione, malattia, ecc. La retribuzione media è calcolata come rapporto tra il monte retributivo dei lavoratori con almeno una giornata retribuita nell’anno e il loro numero. Per retribuzione si intende l’imponibile previdenziale, che comprende i contributi a carico del lavoratore.