TOLMEZZO- Stagione di Prosa, il gradimento del pubblico

La 36^ stagione di prosa della Carnia si è felicemente conclusa e puntualmente sono stati comunicati gli esiti dei questionari distribuiti al pubblico. Lo spettacolo più gradito è risultato essere quello conclusivo, “Pigmalione” di George Bernard Shaw. Una curiosità: il regista Roberto Guicciardini, classe 1933, debuttò nel 1964 al Teatro stabile di Torino con “L’Edipo a Hiroshima” di Luigi Candoni, il drammaturgo carnico al quale è intitolato il teatro auditorium di Tolmezzo; in seguito firmò i migliori successi del Gruppo della Rocca, legato ai primi anni della prosa al “David”.

Piacevolissima la performance degli attori, da Geppy Gleijeses a Marianella Bargilli (che non più “quella del Grande Fratello”, veramente brava), dal trascinante Marco Messeri alla festeggiatissima Valeria Fabrizi. Voto altissimo allo spettacolo, 91,3 su 100.

Al secondo posto con 89,5 di media, la sorpresa del monologo di Lella Costa “Alice una meraviglia di paese”: un’indicazione utile per il futuro, il genere piace e la Costa convince davvero.

Terzo, il sempre verde “Arsenico e vecchi merletti” di Kesserling: punteggio 88,3. Perfetta la regia di Attilio Corsini, squadra affiatata di attori, capitanata da una Mirando Martino in splendida forma. Indubbiamente molto buono anche l’esito di “Harry ti presento Sally” di Nora Ephron con due campioni come Gianpiero Ingrassia e Marina Massironi: 87,7. Esito felicissimo del botteghino, superato solo dal record d’incassi del musical “Fame. Saranno famosi”, che ha ottenuto un gradimento di 84,5. Il genere piace molto, anche se il musical che ha inaugurato la stagione non era francamente eccezionale. Bello il coinvolgimento del pubblico dei giovanissimi e degli amanti della danza.

Staccato di un punto – 83,5 – “L’uomo, la bestia e la virtù” di Pirandello, regia e protagonisti Vetrano & Randisi, che si confermano intelligenti e talentuosi.

Il monologo di Andrea Brambilla “Il mio cane Stupido” di John Fante ha ottenuto una media di 81,5 ma con giudizi più frastagliati tra entusiasti e delusi: forse tra i secondi ci sono coloro che rimpiangono “Zuzzurro”, ma l’attore sa usare sia il pedale del comico disimpegnato si il pedale dolce-amaro e poco spettacolare di autori più ardui. Il che torna a suo onore, va da sé.

In coda – perché ci deve essere un ultimo in una classifica di gradimento, ma con un buon voto comunque – “Il sogno di una cosa” da Pier Paolo Pasolini, un lavoro tutto “made in Friuli” con la regia di Andrea Collavino ed un gruppo di giovani entusiasti e promettenti.

Un bilancio finale che soddisfa gli organizzatori, in primis il Sindaco Sergio Cuzzi che della prosa a Tolmezzo è l’anima da 35 anni. In particolare, è risultata buona l’idea di proporre film, documentari e conferenze collegate agli spettacoli in locandina – un’idea che sarà sicuramente ripresa e sviluppata.

Tra le note degli affezionati, emerge la lamentela per orari non rispettati e ritardatari maleducati. Per la puntualità, gli organizzatori precisano che a volte l’inizio in ritardo dipende dalle compagnie. Bisognerà però fare qualcosa – a costo di impedire l’ingresso in sala alle persone in ritardo. Se ne parlerà dopo i lavori che interesseranno l’ingresso del “Candoni” nella prossima estate e che consentiranno alla Carnia di poter vantare un vero teatro, non un pur versatile auditorium.

Questo, per quel che riguarda la struttura: perché il contenuto, le proposte artistiche e di spettacolo sono di prim’ordine da un pezzo. E l’ultima stagione lo conferma.