“Water footprint”, Gemona all’avanguardia

Il
Comune di Gemona del Friuli ancora una volta precorre i tempi
candidandosi a diventare un punto di riferimento a livello nazionale,
e non solo, anche in materia di water footprint, l’impronta
idrica che indica il volume totale di acqua dolce utilizzata per
produrre beni e servizi, misurata in termini di volumi d’acqua
consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) e inquinati per
unità di tempo
.

La
civica amministrazione della cittadina pedemontana ha stipulato nella sede municipale un altro accordo volontario
della durata di 24 mesi con il Ministero dell’Ambiente, analogo a
quello già siglato nel febbraio 2013 per il calcolo
dell’impronta di carbonio del Comune e delle attività
presenti sul tuo territorio. A sottoscriverlo sono stati il sindaco
di Gemona Paolo Urbani e il direttore generale del Ministero
dell’Ambiente Corrado Clini.

Siamo
attualmente impegnati nel calcolo della carbon footprint – ha
spiegato Urbani – per la quale siamo in fase di raccolta dati, con
l’obiettivo di ridurre le nostre emissioni in atmosfera attraverso
misure concrete ad hoc che andremo ad adottare. Ora abbiamo pensato
di darci l’obiettivo di diventare un modello virtuoso per tutte le
municipalità italiane anche in termini di risparmio
dell’acqua, che è di gran lunga la risorsa più
preziosa e scarsa sul nostro pianeta”.

Gemona,
da capitale del terremoto e della ricostruzione – ha esordito
Urbani – ha voluto voltare pagina con un progetto sportivo e
ambientale, basato sul ‘benstare’ e sulla green economy. Un
progetto che è anche economico, per dare valore aggiunto a
questo territorio, visto che anche qui la crisi si fa sentire”.

A
fronte di uno scenario immaginato per il 2025, con una scarsità
d’acqua drammaticamente peggiore rispetto all’attuale, “anche
Gemona – ha affermato Urbani – può e vuole impegnarsi per dare
il suo contributo per gestire questa risorsa in modo sostenibile”.
Una sfida importante su scala globale, davanti alla quale la
cittadina pedemontana vuole trovarsi preparata.

Associare
alla carbon footprint l’impronta idrica – ha detto il direttore
generale del Ministero dell’Ambiente Corrado Clini – significa
legare insieme due pezzi fondamentali delle attività di
un’amministrazione comunale. Voi qui avete già un alto
livello di efficienza nella gestione della risorsa acqua, superiore
alla media italiana e nettamente più elevata rispetto a molte
altre aree del Paese – ha aggiunto Clini -, ma bisogna avere una
visione su come riutilizzare l’acqua, per esempio riciclandola per
le attività che non necessitano di acqua fresca. E ciò
significa – ha proseguito – identificare anche nei diversi usi,
tutte le situazioni che si possono migliorare dal punto di vista
dell’efficienza, a favore della comunità. Stiamo avviando
un’esperienza nuova – ha concluso – che sicuramente ci farà
imparare e creerà vantaggi a tutti”.

Gli
innovativi percorsi green, tra impronta di carbonio, impronta idrica
e mobilità sostenibile, “che, tra i primi comuni in Italia,
Gemona ha scelto di sviluppare in collaborazione con il Ministero –
ha ricordato il sindaco – sono la chiave di volta di questo slancio
per proiettare la città verso il futuro”.

Per
il computo globale dell’impronta idrica, Gemona dovrà tenere
in considerazione tre componenti: l’acqua blu, che si riferisce al
prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo
per scopi agricoli, domestici e industriali; l’acqua verde, cioè
il volume di acqua piovana (per uso agricolo) che non contribuisce al
ruscellamento superficiale; infine l’acqua grigia, che rappresenta
il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua
necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità
delle acque torni sopra gli standard di qualità”.

Tre
le fasi della valutazione della water footprint:
quantificazione e localizzazione dell’impronta idrica di un
prodotto o di un processo; di riferimento; valutazione della
sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’impronta
idrica; individuazione delle strategie di riduzione della stessa.

In
questo percorso, il Comune di Gemona, oltre che dalla task force
del Ministero, sarà affiancato dal Gruppo Rem, che grazie alla
sua consolidata expertise nell’ambito dello sviluppo e della
comunicazione di percorsi di sostenibilità per varie tipologie
di aziende e istituzioni, metterà a disposizione le proprie
competenze per supportare l’amministrazione. I risultati del
calcolo della water footprint, saranno certificati e validati
dal Ministero secondo le procedure internazionali.

Dall’accordo
siglato oggi sono interessati anche altri partner. Il territorio del
Comune di Gemona fa parte del comprensorio del Consorzio di bonifica
Ledra Tagliamento, ente pubblico di area vasta con compiti
istituzionali in materia di gestione delle acque, ed è
interessato da numerose infrastrutture per l’utilizzo irriguo delle
acque e per la difesa del suolo gestite dall’ente consortile.
Inoltre, il servizio servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura
e deputazione) del Comune pedemontano è gestito da CAFC S.p.A.
e l’approvvigionamento idrico avviene principalmente attraverso 2
campi pozzi (località Vegliato e Godo) e altre sorgenti
minori. Dunque, alla firma dell’accordo erano presenti oggi in
municipio anche il rappresentante del Cafc, Aldo Daici, sindaco di
Artegna e commissario della Comunità montana del Gemonese, e
quello del Consorzio Ledra Tagliamento, Tiziano Venturini, sindaco di
Buttrio, in quanto i due enti saranno coinvolti con ruoli operativi e
di consulenza nel programma di lavoro previsto dall’intesa.

Siamo
molto soddisfatti della nostra importante partnership con il
Ministero dell’Ambiente – ha concluso Urbani -, che rappresenta una
nuova e importante occasione per ribadire come la sensibilità
ambientale sia profondamente radicata nei programmi che questa
amministrazione intende portare avanti anche in futuro”.