Rischi idrogeologici lungo la ciclovia Alpe Adria, ok al Protocollo d’intesa

L’obiettivo
è quello di elaborare e calibrare una metodologia per
l’analisi del rischio lungo la ciclovia Alpe Adria nel tratto
Resiutta-Pontebba, arteria che risulta strategica per le politiche di
sviluppo del turismo e dell’economia locale: per questo è
stato approvato lo schema di protocollo d’intesa che vedrà
fra i sottoscrittori, oltre alla Provincia di Udine, la Regione FVG,
la Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val
Canale. Sia in Regione sia presso la Comunità montana è
stato già avviato l’iter per l’approvazione dello schema
di accordo. Del resto, è la stessa direttiva europea 2007/60
ad indicare come necessario eseguire una valutazione del rischio e
della pericolosità. La Provincia s’impegna a fornire gli
studi inerenti la valutazione del rischio e ad installare un sistema
di monitoraggio dei flussi lungo la ciclovia già in dotazione
dell’amministrazione; mentre la Regione fornirà il supporto
tecnico e la Comunità darà la cartografia dettagliata
delle opere di mitigazione realizzate lungo la ciclovia. Dal Piano
stralcio per l’assetto idrogeologico del sottobacino del fiume
Fella emerge che la ciclovia “Alpe Adria” interseca zone
segnalate nel piano come pericolose, soprattutto nel tratto che porta
da Pontebba a Resiutta. La collaborazione inter-istituzionale ha lo
scopo di elaborare e calibrare una metodologia per l’analisi del
rischio lungo viabilità soggette a pericolosità
idrogeologica con particolare riferimento a problematiche legate alla
caduta di massi, standardizzata e applicabile al territorio montano
regionale, attraverso una serie di studi, analisi e valutazioni. Le
risultanze delle valutazioni verranno inserite nel Piano stralcio per
l’assetto idrogeologico del sottobacino del fiume Fella fino,
eventualmente, a costituire un riferimento metodologico alla
valutazione del rischio per le intere infrastrutture viabili.

Questo
protocollo risponde all’esigenza di rivedere i criteri di
assegnazione dei livelli di rischio inclusi nel Pai (piano di assetto
idrogeologico) redatto dall’Autorità di bacino dell’Alto
Adriatico che per il territorio interessato dalla ciclovia individua
un livello P4 (rischio elevato) con la conseguente necessità
di interventi molto onerosi per la messa in sicurezza, per svariati
milioni di euro. Una ricalibratura necessaria a favorire la
continuità della progettazione già in essere e della
fruizione delle iniziative da tempo concluse. “Su infrastrutture
già in esercizio, su interventi oggetto di pianificazione
precedente al Pai o in generale su progetti in itinere – evidenzia
l’assessore provinciale alla protezione civile Marco Quai – la
valutazione del rischio va ponderata in base all’effettivo
verificarsi degli eventi, non cioè alla pericolosità
tout court ma all’esposizione al rischio. Le strade di montagna
sono certamente più esposte al pericolo frane ma, in alcuni
casi, vengono equiparate a strade statali o regionali dove i transiti
hanno ben altri numeri. Si deve tener conto di quanti veicoli
transitano per quantificare il livello di rischio e quindi gli
interventi conseguenti. L’eccesso di rigidità, infatti,
rende necessari investimenti per la messa in sicurezza non più
sostenibili con il rischio, quello sì, reale, di bloccare
collegamenti che possono rappresentare opportunità di
sviluppo”.