Perplessità di Legambiente sulla cava di Sterbanuzzis

Le imprese Prevedello e Spiga hanno recentemente presentato un progetto di coltivazione di un cava in località Sterbanuzzis, nei Rivoli Bianchi di Tolmezzo, subito a monte dell’abitato di Betania. L’iniziativa prevede l’estrazione di circa 440.000 metri cubi di materiale in cinque anni e pare abbia ottenuto l’assenso dell’Amministrazione Comunale che starebbe anche predisponendo una Variante al Piano Regolatore per trasformare l’area da “ambito boschivo di preminente interesse paesaggistico e naturalistico” a zona “D4” destinata ad attività estrattive.
Le ditte interessate hanno depositato nello scorso mese di aprile uno studio (“relazione di screening”) previsto dalla normativa per verificare l’assoggettabilità alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Su questa relazione il circolo Legambiente della Carnia ha presentato delle “osservazioni” nelle quali vengono espresse forti riserve sulla realizzazione dell’intervento e si giudica quanto meno necessario che il progetto debba essere sottoposto ad una attenta analisi di V.I.A..
Secondo l’associazione ambientalista, la documentazione presentata, pur prendendo in considerazione vari aspetti e proponendo una quantità di dati indubbiamente consistente, parte da un punto di vista assolutamente sbagliato, quello cioè di considerare l’ambito oggetto dell’intervento alla stregua di un normale “ghiaione”, del tutto privo di interesse, mentre in realtà si tratta di uno dei più importanti geositi della nostra regione. Nel volume Geositi del Friuli-Venezia Giulia (a cura di Franco Cucchi e Furio Finocchiaro) edito nel 2009 dalla Regione, il “Conoide di deiezione dei Rivoli Bianchi” viene infatti giudicato, tra quelli classificati ad “alta valenza geologica”, addirittura di “interesse sovranazionale”.
I geositi, intesi come singole porzioni di territorio che conservano e propongono in modo chiaro e affascinante alcuni caratteri geologici degni di essere valorizzati, divulgati e tutelati in quanto espressioni di un particolare istante evolutivo, forniscono un contributo indispensabile alla comprensione scientifica della storia del territorio in cui sono inseriti, ma rivestono anche una notevole importanza dal punto di vista del paesaggio, così come del richiamo culturale, della didattica, della ricreazione, della biodiversità e dell’economia. Si tratta, quindi, di “beni naturali non rinnovabili che rappresentano una risorsa che va studiata e censita come componente del paesaggio da proteggere e salvaguardare”.
Tra i conoidi attivi in Europa quello dei Rivoli Bianchi è tra i più estesi. L’attività di coltivazione della cava e l’asporto di una massa considerevole di materiale rischia di modificarne profondamente l’aspetto. La via più breve e diretta per raggiungere l’apice del conoide, corrispondente all’imbocco della gola rocciosa del Torrente Citate, è la carrareccia-sentiero che parte di fronte alla “Palestra di Roccia” del Monte Strabut che rischia di diventare non più praticabile, compromettendo la possibilità di imparare ad osservare in modo differente e nuovo quanto di più antico il territorio ci tramanda attraverso il tempo, in  quello che dovrebbe essere un “museo perpetuo sempre accessibile al pubblico”.
Oltre all’importanza dal punto di vista geologico e morfologico, la relazione di screening trascura altri elementi di rilievo. Si omette, ad esempio, di segnalare l’eccezionale stazione (a queste quote) del raro Raponzolo di roccia (Physoplexis comosa), presente nella parte superiore dei Rivoli Bianchi e sulle briglie del rio Citate. Il dato è confermato in un noto lavoro del prof. Livio Poldini (cfr. Livio Poldini, Atlante corologico delle piante vascolari nel Friuli-Venezia Giulia, Udine, 1991, edito dalla Direzione Regionale delle Foreste e Parchi).
Nell’analisi dei possibili disturbi (produzione di polveri, rumore, emissioni in atmosfera, etc.) si è tenuto conto, poi, esclusivamente dell’interferenza con i centri abitati: Illegio, Tolmezzo capoluogo e la frazione di Betania. Non si è fatto alcun cenno, invece, alla presenza della Palestra di Roccia del Monte Strabut, un’importante struttura sportiva conosciuta dagli appassionati di tutta la regione. Per la sua localizzazione centrale, la facilità di accesso e la favorevole esposizione, che la rende adatta alla pratica dell’attività sportiva durante tutto l’anno, la Palestra è, infatti, da tempo il punto di incontro dei più forti arrampicatori locali, che la frequentano quotidianamente, in prevalenza nel tardo pomeriggio, ma anche di neofiti dell’arrampicata, adulti e bambini.
Oltre ad essere una delle più importanti e frequentate della nostra regione, la Palestra è utilizzata dalla locale sezione del Club Alpino italiano, dal Soccorso Alpino per le sue esercitazioni, per l’addestramento dei corpi militari e ospita annualmente anche manifestazioni sportive di un certo livello. La Palestra è praticamente adiacente al sito interessato dall’intervento e proprio dal margine del parcheggio parte un sentiero che conduce all’apice del conoide, corrispondente all’imbocco della gola rocciosa del Torrente Citate. Da qui si può risalire all’omonima Forca e, innestandosi sul sentiero parzialmente attrezzato, dedicato allo scomparso Mario Dalla Marta, proseguire sul versante Sud Ovest, lungo uno dei più bei itinerari di salita alla vetta del Monte Amariana.
Nella relazione di screening si afferma che gli effetti negativi derivanti dall’inquinamento acustico sarebbero limitati ad un raggio di 100 metri dalla cava e che, oltre questa soglia, il disturbo sarebbe stimato basso. Ora, a parte l’estrema vicinanza della Palestra di Roccia, il frastuono dei mezzi meccanici sarebbe accresciuto a causa della direzione prevalente dei venti (provenienti da Sud Est) – che favorirebbero anche la diffusione delle polveri – dalla posizione elevata in cui si troverebbe chi arrampica e dalla verticalità della parete, arrecando non solo un notevole disturbo per un’attività che ci si immagina di svolgere immersi nel silenzio della natura, ma rendendo anche inudibili le voci degli alpinisti impegnati nelle manovre di sicurezza. Di fatto, la Palestra, che è stata verificata e certificata con il rinnovo delle attrezzature negli anni Novanta, grazie anche ad un sostegno dell’Amministrazione Comunale, potrebbe ridurre sensibilmente la sua frequentazione e l’utilizzo. Poca conta sottolineare che durante i giorni festivi la cava non sarebbe in attività, dal momento che quelle sono le occasioni in cui solitamente gli alpinisti preferiscono effettuare le loro uscite in montagna.
Infine, secondo Legambiente, è stato minimizzato il problema del transito dei camion, sia per l’aspetto delle polveri sia per il rumore. Ci si è limitati, infatti, a sottolineare che – per ovvi motivi  – i mezzi pesanti non transiteranno lungo la viabilità che attraversa Betania, caratterizzata di per sé, già in condizioni normali di traffico, da una sede stradale stretta e pericolosa, ma percorreranno un tratto di nuova pista e una strada bianca che corre in sinistra idrografica del rio.
Date le caratteristiche di questa pista, la prevedibile usura dovuta al passaggio dei mezzi e alle precipitazioni atmosferiche e la velocità tenuta dai mezzi è prevedibile che anche essa sarà una sorgente di rumore. Va inoltre rilevato che “cinque camion all’ora” significano più o meno un camion ogni dieci minuti, ma si dimentica di considerare il tempo impiegato per attraversare il tratto di strada in cui il rumore è percepibile. Non ci troviamo, cioè, davanti ad un prevedibile disturbo di una frazione di secondo o di pochi secondi, intervallato da dieci minuti di silenzio, ma ad una durata del disturbo molto più estesa.
Le distanze considerate dalla sorgente di rumore sono state sempre riferite al sito della cava, mentre molte abitazioni di Betania e lo stesso complesso scolastico (asilo nido, scuola materna, scuola primaria), si trovano ad una distanza assai ravvicinata dalla pista che verrà utilizzata per il transito degli automezzi e certamente inferiore al 1,2 km indicato.