Coltivazione boschiva strategica contro la crisi
Senza un concreto sviluppo dell’attività boschiva non sarà possibile rilanciare il settore Legno-Arredo, che – unitamente alla Meccanica e nonostante la crisi – continua ad essere la produzione industriale più significativa della regione.
Grazie alla riunione del coordinamento interregionale di Federlegno-Arredo, svoltasi nel castello di Susans il 19 maggio, la problematica ha avuto finalmente un’adeguata enfasi, sia per la puntuale sottolineatura del responsabile del comparto per l’intero Nordest, Antonio Zigoni, sia perché il principale interlocutore degli industriali era in quell’occasione il presidente regionale, Renzo Tondo. Zigoni ha affermato: «Occorrono piani di coltivazione boschiva e un sostegno a progetti di “filiera” dal bosco al prodotto finito». Eppoi ha chiesto che il “Piano casa” preveda un’attenzione particolare per le costruzioni in legno, al fine di dare impulso alla domanda interna dei prodotti in legno e di arredo.
«Auspichiamo che tale presa di posizione susciti la risposta che merita e che non tardino interventi adeguati da parte della politica regionale», commentano il coordinatore Luca Nazzi e il segretario Delio Strazzaboschi del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva.
«È inderogabile una presa di coscienza sulla realtà friulana e sulle sue profonde contraddizioni. Qualche giorno fa, inaugurando la prima “CasaClima B Più” della regione (il 5 maggio in Val Pesarina) – ricordano Nazzi e Strazzaboschi –, la vicepresidente di “Pefc Italia”, Maria Cristina D’Orlando, ha dichiarato che l’80% del legname che le nostre imprese utilizzano viene importato da fuori regione, mentre si riesce a sfruttare appena il 30% della ricrescita naturale dei nostri boschi. Come se non bastasse, è risaputo che nel settore boschivo 300 metri cubi di legname lavorati corrispondono ad un posto di lavoro, come non ha mancato di sottolineare D’Orlando».
In tempi di crisi occupazionale ed economica, la situazione appare ancor più paradossale se si considera che una parte considerevole del patrimonio forestale regionale appartiene
ad amministrazioni pubbliche.
«Limitandoci ad osservare la situazione della Carnia, che vanta il 31% della superficie forestale regionale – fanno notare gli esponenti del Coordinamento della Proprietà collettiva –, risulta che il 65% di tali foreste (pari a 52mila 650 ettari) è proprietà di Regione, Comuni o altri enti pubblici.
Su entrambe le questioni sollevate da Federlegno – ricordano Nazzi e Strazzaboschi – la Proprietà collettiva regionale, già da tempo, è impegnata per fare la parte che le spetta».
Dal 2005, il Coordinamento delle Amministrazioni frazionali, dei Consorzi privati e delle Comunioni familiari (che riunisce oltre cento realtà sparse in tutte le province regionali) ha elaborato un Piano per la gestione associata delle Terre civiche e per il recupero delle terre abbandonate, attraverso politiche mirate e condivise di sviluppo locale.
Inoltre, all’indomani dell’inaugurazione di “Sa Di Legno ®”, la “CasaClima B Più” realizzata a Sostasio dall’ingegnere Samuele Giacometti grazie al legname certificato della foresta collettiva di Pesariis, il Coordinamento ha proposto di «procedere alla creazione di un distretto produttivo di edifici in legno termo-autonomi e certificati da proporre al mercato, finalmente sensibile alla riduzione dell’inquinamento, ai consumi energetici e al rispetto dell’ambiente».
nella foto estrazione boschiva in Val Calda
