In dirittura d’arrivo il progetto BioInnoverbe di Cirmont

Semaforo verde per il progetto BioInnoverbe di Cirmont (Centro Internazionale di Ricerca per la Montagna) realizzato in collaborazione con ERSA e Vivaio dipartimentale e Università di Udine, finalizzato alla coltivazione di piante spontanee per evitare il saccheggio selvaggio del territorio e creare nuove opportunità di reddito, che si sta avviando alla conclusione con risultati superiori alle aspettative.
A parlare sono i numeri, con oltre 30.000 piantine, frutto della selezione, richieste per il 2010 dagli agricoltori della regione per essere messe a dimora nei propri terreni montani: dalla valeriana allo sclopit, dal pungitopo al sedano selvatico fino al radic di mont. Le piante sono frutto di sperimentazioni colturali realizzate in campi sperimentali messi a disposizione da privati e agricoltori in tre delle quattro province della regione: San Pelagio (Aurisina) a Trieste, Molinis (Tarcento), Curiedi (Tolmezzo), Piani di Vâs (Rigolato) e Monte Arvenis in provincia di Udine oltre che Tramonti di Sopra e Stevenà (Sacile) nel pordenonese.
I risultati ottenuti hanno indotto il Centro di Amaro a mettere in cantiere un nuovo progetto, che punta allo sviluppo di altre essenze e colture tipiche a rischio di scomparsa e prevede il coinvolgimento di aree diverse, sempre in ambito montano.
A evidenziare il successo del binomio “tradizione e innovazione” sono stati anche il senatore Vanni Lenna e il consigliere regionale Luigi Cacitti che hanno fatto recentemente visita al Cirmont. In riferimento alle attività di ricerca svolte – 12 sono i progetti di ricerca ultimati o in corso e 15 le tesi di laurea realizzate nei laboratori – e alla presenza, nel Centro, di competenze scientifiche qualificate in ambiti diversi, dall’economico all’agronomico, allo zootecnico, il consigliere Cacitti ha auspicato un “maggiore coinvolgimento di Cirmont nelle attività promosse dal territorio montano”. La direttrice di Cirmont Manuela Croatto, apprezzando gli spunti e l’interessamento di Lenna e Cacitti, ha sottolineato il valore innovativo delle attività svolte che si integrano con quelle messe in atto da altre realtà territoriali senza sovrapposizioni. Croatto ha sottolineato che il Centro non gode di fondi di funzionamento cosa che rischia di comprometterne la stabilità nonostante l’impegno e la qualità delle attività sviluppate dai propri ricercatori. Cirmont è, infatti, l’unico centro di ricerca presente in area montana che lavora in collaborazione con i propri soci scientifici: l’Ente Italiano Montagna (unico ente nazionale di ricerca della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e l’Università degli studi di Udine con l’accordo di Agemont, il terzo socio.